lunedì 21 maggio 2018

Mostra FRIDA KAHLO

FRIDA KAHLO 
"Oltre il mito"
1 Febbraio - 3 Giugno 2018
MUDEC Milano

Dal 1 febbraio al 3 giugno 2018 il Museo Delle Culture  di Milano presenta una interessante mostra dedicata alla pittrice messicana Frida Kahlo. La mostra, costituita da circa 200 opere fra disegni, fotografie, dipinti su tela (tra i quali 50) del museo Dolores Olmedo e dalla collezione Jacques e Natasha Gelman intende ripercorrere la carriera dell'artista attraverso tematiche legate indissolubilmente alla sua vita, alla sua storia di donna, di attivista politica, di artista della prima metà del XX secolo.
La mostra è organizzata per aree tematiche.
Si apre con la sala dedicata alla storia di Frida come Donna artista. In essa sono presenti i lavori di ricerca di uno stile proprio attraverso disegni, ritratti di amici e parenti e autoritratti. L'autoritratto è alla base dell'arte di Frida Kahlo. Attraverso l'autoritratto indaga sé stessa, il mondo delle sofferenze fiische e interiori, il rapporto complesso con il compagno Diego Rivera, compagno di vita, nell'arte e nell'impegno politico.
La seconda sala è dedicata alla tematica della Terra: Frida è profondamente legata alla sua terra, il Messico: rivaluta le radici precolombiane alla ricerca di una identità genuina che adotta anche nel look; realizza nature morte con piante e frutti tipicamente messicani; recupera miti e divinità della cosmogonia azteca facendola diventare parte del suo mondo e componente fondamentale della sua biografia. Tutto ciò le permette di distinguersi e di creare un personaggio che riporta l'attenzione verso la sua arte. L'abbigliamento ispirato a quello delle donne della regione di Teuantepec, i monili di ispirazione azteca e maya, la riscoperta delle radici indigene e la collezione di reperti archeologici precolombiani costituirenno elementi che le permetteranno di creare un percorso stilistico originale e personale, unico e non confondibile con altri stili o correnti pittoriche.
In questa sala quindi sono presenti una serie di nature morte che, a partire dagli anni '50, quando per Frida diventa sempre piu' difficile dipingere, costretta a stare a letto a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute, andranno a sostituire l'autoritratto (“Noci di cocco in lacrime”, 1951).
Frida studia la cosmogonia azteca facendosi portatrice di una religiosità laica che attinge però anche ad elementi della religione cattolica del Messico ispanico. Gli autoritratti “come Tehuana” (1943), la “Colonna spezzata” (1944), il “Cervo ferito”( 1945) , “Autoritratto con collana di spine e colibri” (1940), mischiano elementi e simbologie delle due culture e delle due religioni, reinterpretate alla luce della propria esperienza personale di sofferenza, per la salute sempre cagionevole (oltre trenta operazioni chiururghiche subite nel corso della vita) e per il rapporto tempestoso con Diego, fatto di liti, separazioni e due matrimoni (1929 e 1941).
Gli anni '30 e '40 vedono Frida uscire al di fuori dei confini del Messico, facendo conoscere la propria arte a New York e Parigi (le due “capitali dell'arte moderna”), entrare in contatto con i Surrealisti (per poi prenderne subito le distanze), continuare a combattere per l'affermazione individuale come donna, contro le convenzioni dell'epoca, assumendo carattere e atteggiamenti liberi, indipendenti, anticonformisti e per l'epoca trasgressivi.
Frida però è anche attivista politica, e il messaggio politico verso la libertà e l'indipendenza filtra attraverso i suoi lavori: la terza sezione della mostra è dedicata a questa tematica.
Un video girato a Casa Azul, residenza della coppia e oggi Museo Frida Kahlo, mostra il rapporto tra Diego e Frida, che lei considerava il suo “Universo”, il suo “Tutto”, con costante riferimento nelle sue opere (“Diego nella mia mente” (1943), “l'Abbraccio d'amore dell'Universo, la Terra (Messico), Diego, io e senor Xolotl” ( 1949), “Ritratto di Diego Rivera”) ed è presente anche un disegno di Diego Rivera che ritrae Frida Kahlo.
Parte di rilievo della mostra è costituita dalle fotografie che documentano visivamente il percorso biografico dell'artista, mentre la sezione finale è dedicata alle ultime opere. Su una toccante pagina del diario Frida disegna i suoi piedi staccati dal corpo, posti su una base come dei trofei: non le servono piu' per camminare perchè ha la fantasia per volare. L'operazione alla spina dorsale non riuscita (che la obbliga a portare un pesante busto di metallo) nel '46, l'amputazione della gamba destra (sostituita da una protesi) nel '53, la segnano fortemente.
Dopo aver presenziato alla sua grande personale di pittura a Città del Messico, ove si fa trasportare a letto, che costituisce la sua ultima uscita pubblica e “performance” finale ante litteram,costantemente depressa viene trovata morta per embolia polmonare il 13 luglio del 1954, all'età di 47 anni, non escludendosi però il suicidio.

L'ultima sala presenta una documentazione fotografica del bagno dell'artista in Casa Azul, interdetto al pubblico di visitatori del museo Frida Kahlo, che mostra protesi, grucce, busti, stampelle bendaggi e strumenti della sofferenza vissuta da questa artista sempre pronta a combattere contro il proprio
avverso destino ( “Maschere (Charma)”, 1944).
Antonio Laviano ripercorre la vicenda artistica ed esistenziale di questa donna con grande pathos e coinvolgimento degli spettatori, con una visita guidata avvincente e di forte impatto emotivo, richiamando con l'abbigliamento lo stile e il lavori dell'artista messicana, oggi icona indiscussa dei tempi moderni.

mercoledì 2 maggio 2018

Bubble Flowers T-shirts performance



BUBBLE FLOWERS in Black and White
performance 1 & 2 -




Ho usato la Bubble Flowers T-shirt che ho creato, per una performance particolare.
Lo scopo era di stimolare il pubblico e vedere come reagiscono le persone davanti alla creazione nel momento in cui sono stimolati i sensi, cioè la vista, il tatto, il gusto.
L'ho indossata all'inaugurazione della mostra su "Domus e Giò Ponti", in Galleria Sozzani Corso Como 10, in occasione della Design Week 2018. 
Ho portato con me un barattolo decorato con etichetta personalizzata che richiama la mia T-shirt, contenente marshmellows del colore delle sfere di plastica cucite sulla maglia, e li ho distribuiti all'inaugurazione.

Le persone si avvicinavano incuriosite dall'eccentricità della maglia e ingolosite dai marshmellows, facevano domande, toccavano le sfere, sorridevano, prendevano la caramella zuccherosa, interagivano con me e tra di loro. Quindi l'opera, quando stimola i sensi, è capace di creare sensazioni, emozioni, legami, comunicazione, relazione.
Qualcuno ha chiesto le sfere suonavano, quindi per quanto silenziose, potenzialmente la Bubble Flowers T-shirt avrebbe stimolato anche l'udito. 

Ho ripetuto la performance, creando un'altra T-shirt piu' semplice, versione bianca, con meno sfere, per il cocktail party del vernissage della piccola mostra temporanea dedicata al genio e alla creatività di Elio Fiorucci.
Anche in questo caso la T-shirt, sulla quale erano applicate le sfere in modo da creare quattro fiori, era del tutto adeguata all'evento, richiamando sia il nome, sia la filosofia pop alla base della creatività di Elio Fiorucci.
Ho distribuito i marshmellows e la reazione è stata identica alla performance in galleria Sozzani. In piu', l'atmosfera festosa, gli ambienti dedicati alla storia di Elio Fiorucci, gli oggetti, accessori e capi d'abbigliamento “plasticosi” e colorati, hanno contribuito alla buona riuscita della performance.

mercoledì 25 aprile 2018

SWATCH - Time to Art

SWATCH - TIME to ART

Per festeggiare i 35 anni dalla sua fondazione, la Swatch, celebre per i suoi famosi orologi lanciati sul mercato nel 1983, ha ideato una manifestazione intitolata TIME TO ART che invita il pubblico a prendervi parte attiva.
A Milano si e 'tenuta dal 5 al 13 aprile 2018 in via Montenapoleone, ove è stato aperto il primo negozio Swatch.
La manifestazione mette in evidenza il legame della Swatch con il mondo degli artisti e designer, che da sempre collaborano per l'immagine di questi iconici orologi: vengono proposti per l'occasione alcuni swatch in numero limitato, realizzati da artisti di fama internazionale (Ugo Nspolo, Alessandro Mendini, Paola Navone, MassimoGiacon ecc. ecc.), e messi in esposizione Maxy-Swatch decorati da studenti dell'Istituto Europeo del Design; gli astanti pure sono invitati a decorare un Maxy Swatch bianco in bella vista. 

Inoltre, per tutta la durata dell'evento, in via Montenapoleone è possibile visitare due spazi appositamente allestiti. Sono due ambienti in plexiglass: in uno è presente l' istallazione surreale dell'artista Stefano Ogliardi Badessi, nell'altro invece è istallato l'estemporaneo studio fotografico dell'artista Xepo WS, che invita i passanti a farsi immortalare con uno swatch al polso per far parte del progetto Faces of Milano. Tra tanta gente nota e meno nota, le cui foto vengono esposte a vista, è presente un mio ritratto, e poi l'anteprima di una mia creazione: la Bubble Flowers t-shirt.
Ho ideato questa T-shirt che è un'opera plastica, una “scultura da vestire”, colorata, pop, allegra e che ben si adattava alla filosofia di base degli orologi swatch. In realtà eran piu' di due anni che meditavo di craere un'opera con le sfere di plastica e di indossarla. Una volta realizzata, l'ho fatta vedere a Xepo WS che è stato molto contento di immortalarla per il progetto Swatch “Volti di Milano”.

(..continua nel post successivo BUBBLE FLOWERS in Black and White)

venerdì 12 gennaio 2018

mostra Toulouse Lutrec
Palazzo Reale Milano

Palazzo Reale, dal 17 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018, presenta la mostra dal titolo “Toulouse Lautrec – il mondo fugace”.
Si tratta di una esposizione monografica di circa 250 opere di Toulouse Lautrec, prevalentemente di provenienza dal Museo Toulouse Lautrec di Albì, che ripercorre l'intera carriera dell'artista, morto precocemente all'età di circa 37 anni.
Nato ad Albi, nella Francia meridionale, nel 1864 da genitori provenienti da due delle famiglie nobili piu' antiche ed illustri di Francia, Henry de Toulouse-Lautrec matura il proprio talento artistico a contatto con il mondo di Montmartre, che dalla seconda metà dell'800, comincia a diventare uno dei quartieri del divertimento più apprezzati e famosi di Parigi.
La mostra si apre con un percorso fotografico-biografico dell'artista, mettendo in evidenza anche l'uso della fotografia non solo quale strumento d'ausilio per la sua produzione artistica, ma anche quale mezzo per farsi immortalare in varie pose e costumi, evidenziandone il carattere ironico e giocoso, che caratterizzera' anche parte delle sue opere.
La sala dedicata ai lavori iniziali è anche tematica: infatti ha ad oggetto quadri, disegni e litografie con cavalli e cani, primi soggetti di interesse e indagine grafico-pittorica, che saranno presenti in tutta la carriera (es. 'Il fantino' (1898));
seguono poi ritratti di impostazione accademica, eseguiti nel periodo dell'apprendistato presso gli studi degli artisti Bonnat e Cormon(1882 -'86), ma anche lavori della produzione piu' matura, ove Toulouse Lautrec ha ormai raggiunto padronanza di stile e notorieta' (ritratti di dandies e amici), con particolare interesse verso la figura femminile dai rossi capelli (Carmen, Jean Avril).
La mostra prosegue con il mondo dei cabaret e dei cafè-concerto di Montmartre, con i suoi protagonisti immortalati nei manifesti che hanno dato fama a Toulouse Lautrec, agli artisti che vi si esibivano (la Goulue, Jean Avril, Cadieux, Aristide Bruant, May Belfort), e ai locali stessi (Moulin Rouge, Eldorado, Mirliton). Viene messa in evidenza la portata innovativa nella grafica di Lautrec che, attraverso un raffronto con le stampe giapponesi, fonte di ispirazione e impostazione strutturale delle opere stesse, provvede ad innovare l'arte litografica pubblicitaria.
Altre sale monografiche sono dedicate alle soubrette Yvette Gilbert e alla ballerina americana Loie Fuller (quest'ultima vero simbolo dell'ArtNouveau, con la sua danza serpentina, riprodotta in un cortometraggio dei fratelli Lumiere), al pari ritratte da Lautrec con la sua caratteristica linea sintetica, efficace, ironica ma avanguardistica.
L'interesse di Toulouse Lutrec si volge al teatro, e in mostra vi sono diverse litografie che rappresentano momenti e scorci di questi ambienti, con ritratti di attori in scena o in costumi tipici (Marcelle Lender è la sua musa del periodo).
Segue l'esposizione di litografie ed opere a olio dedicate alle ragazze delle case chiuse, pensate e realizzate nel periodo in cui Lautrec viveva e lavorava a fasi alterne nei bordelli per frequentatori agiati (1892 -96), e coronata dall'album “Elles”: per questa raccolta di 11 litografie a tema, egli si ispira, nella ideazione, alle stampe erotiche giapponesi di Utamaro, ambientate nelle “Case verdi” del quartiere di piacere di Edo (in mostra, una saletta è dedicata a queste ultime).
Varie litografie poi hanno ad oggetto altri temi verso i quali Lautrec ha avuto interesse (es. l'album di litografie con disegni ispirati a canzoni popolari).
La mostra si chiude con una raccolta di manifesti: creati per altre collaborazioni (riviste, case editrici, concorsi, ditte di produzione di articoli sportivi, litografici e fotografici) e realizzati al culmine della carriera, costituisco il testamento grafico di un' artista che, pur appartenendo al mondo ottocentesco, si proietta nella modernità novecentesca, prima di morire per complicazioni dovute all'alcolismo e alla sifilide nel 1901.

Antonio Laviano esegue la visita guidata interpretando sotto forma di “tableau vivent” i vari personaggi ritratti da Lautrec, trasformando la stessa in un vero e proprio show, nello spirito della mostra e del carattere dell'artista.



giovedì 6 aprile 2017



Mostra Keith Haring

About Art

Milano, Palazzo Reale
21 febbraio – 18 giugno 2017



Torna a Milano, dopo piu' di dieci anni dall'ultima mostra, una retrospettiva dedicata a Keith Haring, con circa 110 opere che esaminano un aspetto particolare della sua arte: cioè la presenza, in alcune di esse, di miti ed archetipi appartenenti a tutti i tempi.
La mostra vuole evidenziare come Keith Haring sia stato il continuatore di una tradizione della storia dell'arte, e non solo il creatore di immagini popolari piene di colore, gioia di vivere, con le quali il suo lavoro viene spesso identificato.

Keith Haring nasce nel 1958 a Reading e cresciuto a Kuztown in Pennsylvania, in una famiglia della middle-class americana. Primo di quattro figli, si fa notare per la particolare abilità nel disegno, che pensa di coltivare iscrivendosi, dopo la High School, ad una scuola di grafica pubblicitaria a
Pittsburgh. Tuttavia, dopo aver scoperto analogie tra i suoi disegni astratti e quelli di Pierre Alechinsky, abbandona la scuola di grafica e nel 1978 si trasferisce alla School of Visual Art di New York. Nella “Big Apple” scopre l'arte dei grafftisti e dopo aver abbandonato le forme astratte, nel 1980 comincia a farsi
conoscere disegnando sui muri e sui pannelli della metropolitana i suoi soggetti particolari, tra i quali il cane dal muso squadrato e il “bambino radiante”, che diventa la sua firma. Nell' 82 tiene la sua prima grande mostra presso la galleria di Tony Shafrazi e da quel momento comincia a farsi conoscere dal grande pubblico. Tiene diverse mostre anche in Europa, entra in rapporto con Andy
Warhol diventandone amico, porta sui muri e nelle opere delle esposizioni private il suo vissuto personale, la sua concezione della vita e la contemporaneità delle strade di NewYork. Il suo è un linguaggio che rielabora i pittogrammi e i simboli delle culture primitive, egizie, azteche, maya, tribali, filtrate attraverso la componente narrativa dei cartoon e rielaborate con una linea grafica mutuata dal fumetto. Il suo scopo e' di rendere la sua arte accessibile a tutti. A questo proposito apre il Pop Shop di New York nell'86, e quello di Tokyo nell'88, per consentire a tutti di acquistare a prezzi economici oggetti e t-shirts con i suoi soggetti. Tuttavia l'Aids stronca la sua giovane vita e muore nel 1990 all'età di 31 anni, dopo aver costituito una fondazione che porta il suo nome, attualmente diretta dalla sua segretaria personale, Julia Gruen.

La mostra è tematica e non cronologica, divisa in sezioni che si aprono con la concezione di Keith Haring come umanista, che mette l'uomo e la vita al centro della sua opera;

prosegue con la sezione dedicata ai “miti e archetipi” rielaborati da Keith (la “gorgone”, il “vitello d'oro”, l'”arpia”, la “lupa capitolina”, il “centauro”, il “cinocefalo”) attraverso un confronto tra opere d'arte classiche e suoi lavori nei quali emerge la citazione;

esamina poi il rapporto con la religione, il sesso, la malattia, la gioia di vivere, la morte, realizzati attingendo ad un “immaginario fantastico”, oggetto di altra sezione e prosegue con l' “etnografismo” (influsso delle culture appartenenti ad altre etnie sul suo lavoro);

si apre poi la sezione che esamina il rapporto con la cultura post-moderna e la citazione/confronto con artisti moderni (Dubuffet, Pollock, Picasso, Mondrian, Leger), e si conclude con quella che richiama l'influsso dei “cartoon”.

L'ultima sala è dedicata alle video-performances e alla documentazione sul modus-operandi di Keith nelle stazioni della metropolitana di New York, con video e pannelli espositivi disegnati all'epoca
della loro realizzazione.

La visita guidata di Antonio Laviano, originale e coinvolgente, si apre con una breve performance di break-dance ed electric boogie, eseguita su musica di nastri del periodo; prosegue all'interno della mostra mettendo in relazione le opere anche con ulteriori documenti provenienti da collezione privata esibiti al momento, quali copertine di dischi, capi di abbigliamento, ecc. (per mettere in evidenza i rapporti e le connessioni tra musica, moda, street-art, e particolarmente con l'opera di Keith Hering) finalizzati a ricostruire il periodo e l'ambiente nel quale Keith Haring ha lavorato; si conclude rivivendo in maniera emozionale gli ultimi momenti di vita dell'artista.





video 1: performance ispirata all'atmosfera delle strade di New York e ai ballerini di breack dance dei quali Keith Haring amava circondarsi mentre realizzava le sue opere e i sui murales;

video 2: con Julia Gruen, amica e assistente di Keith Haring dal 1984, e direttrice dal 1989 della  fondazione da lui istituita a suo nome.


lunedì 30 maggio 2016

mostra UMBERTO BOCCIONI


Mostra BOCCIONI
23 marzo - 10 luglio 2016
Palazzo Reale,
MILANO

In occasione del centenario della morte di Umberto Boccioni, Palazzo Reale presenta una mostra a lui dedicata, che focalizza il periodo di formazione dell'artista, sulla base del cosiddetto "Atlante veronese", raccolta di 22 fogli in cui il giovane Boccioni collezionava ritagli di riproduzioni fotografiche di opere di artisti, antichi e contemporanei, che considerava importanti (soprattutto quelli che aveva avuto modo di vedere nelle varie esposizioni, in occasione dei frequenti viaggi e cambi di dimora).

Boccioni nasce a Reggio Calabria nel 1894, ma la formazione pittorica avviene all'inizio dello scorso secolo, a Roma, presso lo studio del pittore Giacomo Balla. La mostra, infatti, si apre con lavori di Balla e di Boccioni per un confronto stilistico tra alunno e maestro.
Assidui saranno anche gli studi delle opere viste alle Biennali di Venezia del 1905 e 1907, in particolare dei Divisionisti Italiani (come Previati, Segantini, dei quali segna nei suoi "Diari" la particolare ammirazione).
A Padova e Venezia realizza ritratti di amici come il dott. Gopcevich, lo scultore Virgilio Brocchi e il Cav. Tramello; questa attività di ritrattistica su committenza privata continua anche a seguito del definitivo trasferimento a Milano nel 1907 (in mostra la Sig.ra Sacchi, il Sig.r Massimino), accanto allo studio della natura, in particolare il paesaggio (in mostra: Campagna Romana ('03),  Campagna Lombarda ('07).
Milano lo attira per la modernità della vita, e trova un primo committente nell'artista-tipografo Gabriele Chiattone, suo mecenate.
Inizia a partecipare a mostre importanti con opere come Romanzo di una cucitrice ('08).

Con l'adesione al FUTURISMO, nel 1910, si interrompe la redazione dei Diari e della raccolta di immagini dell' "Atlante veronese". Nel frattempo le incisioni degli artisti nordici avevano influenzato il suo lavoro, ma sarà con il Futurismo che Boccioni troverà la chiave per dare una sferzata moderna alla propria arte.
Dall'incontro col Cubismo nasce l'opera Elasticità ('12), ove il moto del cavallo sullo sfondo apre la via al concetto di compenetrazione dei piani e dinamismo.
Il concetto viene approfondito nell'opera Materia ('12), in cui la madre, principale soggetto di molti lavori, diventa presupposto per il “complementarismo congenito”, ove interno ed esterno, forma a materia, staticità e movimento, tempo e memoria, sono tutt'uno fluido e dinamico.
La ricerca viene portata avanti passando alla scultura, ove si esamina il movimento umano arrivando all'opera Forme Uniche della continuità nello spazio ('13), corredata da una serie di disegni dello studio del corpo umano in moto, che culminerà nei Dinamismi ('13).
Nel 1915 l'Italia entra in guerra, e Boccioni, come gli altri futuristi, si arruola volontario. Nel frattempo, riscopre il collage di Picasso, rielabora la figura del dinamismo del cavallo, e ripensa le forme attraverso una meditazione dell'opera di Cezanne. Di questo periodo sono La carica dei Lancieri ('15), e Le due amiche  ('15).
Una delle ultime opere è Sintesi plastica di figura seduta ('16), realizzata prima di morire a causa di una caduta dal suo cavallo, nel 1916.
La mostra è arricchita da collage di ritagli di articoli che parlano dei Futuristi, delle esposizioni nazionali ed estere di Boccioni, e della sua morte, oltre che di foto d'epoca di collezione privata.
Visita guidata con Antonio Laviano.


domenica 13 dicembre 2015

mostra BARBIE the ICON

mostra
BARBIE the ICON
Museo Delle Culture, Milano
28 ottobre 2015 - 13 marzo 2016

Apre ufficialmente a Milano il MUDEC, il nuovo Museo delle Culture, allestito all'interno della struttura delle ex Officine Ansaldo, nella zona di Via Tortona, grazie ad un restyling di grande effetto realizzato su progetto dell' architetto David Chipperfield.
Per l'occasione sono state allestite quattro mostre, delle quali quella sulla bambola Barbie come "Icona Pop", ha creato pareri discordanti.
La mostra, lungi dall'essere una esposizione per soli amanti del genere, è in realtà un excursus sulla storia della moda, del costume e dell'immagine della donna (di cui la bambola ne è testimone attraverso i suoi cambiamenti avvenuti nel corso di oltre mezzo secolo dalla sua apparizione sul mercato, fino a diventare vera icona pop globale, fonte di ispirazione per artisti, stilisti, fotografi, designer).
L'inserimento nel contesto del MUDEC si giustifica, inoltre, per la presenza nella storia del "collezionismo Barbie" delle Dolls Of The World: fin dagli anni '60 la Barbie interpreta le varie etnie con bambole dedicate ai vari Paesi e popoli del mondo, vestite con i costumi tradizionali di quei popoli.
Curata da Massimo Capello in collaborazione con Mattel Italia, e con il prezioso contributo dei collezionisti Antonio Russo, Mario Paglino e Gianni Grossi di "Magia 2000" (creatori di dolls da collezione), la mostra raccoglie piu' di 400 pezzi ed è divisa in 5 sezioni, introdotte da cinque barbie-icona: ognuna di esse rappresenta il decennio di riferimento dei cinquant'anni di vita della Barbie.
Nella prima sezione, organizzata per ordine cronologico, si ripercorre la storia di Barbara Millicent Roberts alias Barbie, bambola creata in base ad una idea di Ruth Handler, moglie del co-fondatore della società Mattel.
Nel 1959 viene prodotta la Barbie n. 1: non una semplice bambola, ma una "teen-age fashion model": la bambola ha le fattezze di una giovane donna con un bel corpo, corredata da abitini che le bambine possono cambiare e abbinare a piacimento. Da questo momento, le bambine di circa cinque generazioni, proietteranno la loro immagine di donna futura giocando con Barbie, seguendone i cambiamenti della moda nel corso degli anni. In mostra quindi, oltre alla prima Barbie e al video sul procedimento di realizzazione delle stesse, sono esposte splendide dolls con la serie di vestitini che accompagnarono la prima vendita, veri e propri abiti in miniatura ispirati ai  tagli sartoriali francesi, italiani e americani degli anni '50 e '60, realizzati con grande cura. Le fashion-designer della Mattel guardavano allo stile delle icone-fashion del tempo, come Jacqueline Kennedy, Audrey Hapburn, Grace Kelly, Marylin Monroe; anche la pettinatura della Barbie cambia in base alla moda.
Nella seconda metà degli anni '60, il cambiamento della società e del ruolo della donna si riflette sulla Barbie: ha un corpo snodato, un nuovo volto con trucco piu' moderno ispirato alla giovane icona emergente, la modella TWIGGY, mentre lo stile della swinging London, la minigonna, il pigima-palazzo, i riflessi metallici e i tagli geometrico-spaziali di Pierre Cardin, vestono la nuova Barbie.
Gli anni '70 si aprono con la Barbie Malibù, dal volto sorridente e il corpo abbronzato, mentre il movimento hippy dei "Figli dei Fiori" ispira la Live Action Barbie; inoltre viene prodotta la Barbie "parlante" e i vestiti hanno colori sgargianti. L'era della Disco Music ispira un nuovo cambiamento sul volto e sul corpo della Barbie, che assume sempre piu', pose da mannequin e da diva: viene creato il volto della "Superstar", basato sui tratti somatici dell'attrice e modella Farrah Fawcett, con un'abbigliamento in linea con l'immagine da superstar (in mostra, diverse varianti con questo volto, che sarà uno dei più apprezzati e longevi della storia della Barbie).
Negli anni '80 si fa strada l'immagine della "donna in carriera" e Barbie diventa manager, con un vestiti adeguati per ogni occasione, e sul mercato sono lanciate anche barbie di colore, seguite all'apparizione della prima Black Barbie. Famose saranno Barbie Luce di stelle,Barbie Astronauta, Barbie Fior di pesco, Barbie Rockstar ispirata alla nuova icona della musica, la cantante Madonna.
Andy Warhol realizza un ritratto della Barbie per il collezionista Billyboy, e da questo momento Barbie diventa icona mondiale. Stilisti di grido realizzano per lei abiti haute couture, e negli anni '90 questa tendenza diventa una consuetudine, fino ad arrivare ai giorni nostri, con la collezione 2015 di Moschino, palesemente ispirata e dedicata a lei (in mostra, diverse barbie da collezione con abiti disegnati da stilisti, e il volto nuovo realizzato a fine anni '90 dal costumista hollywoodiano Bob Mackie).
La seconda sezione è dedicata agli accessori Barbie degli anni '70 (dream-house (villa), piscina, camper, bicicletta, aereo ecc.) ed è ricostruita una "camera da letto barbie" di linea attuale. Sono inoltre presenti anche gli altri protagonisti della vita di Barbie (lo storico fidanzato Ken -che ne segue l'evoluzione stilistica di corpo, volto e abiti- nonchè amici e sorelline che la Mattel man mano ha creato per dare una famiglia alla sua bambola piu' famosa).
Segue la sezione dedicata alle varie carriere interpretate da Barbie (dalla giornalista, alla ballerina, all'astronauta, all'infermiera, all'hostess fino alla "Barbie for president"), e la sezione dedicata alle Dolls of the world con i costumi tipici dei tanti popoli del mondo.
L'ultima sezione è dedicata alle splendide barbie da collezione, in cui la Barbie rappresenta personaggi femminili del mondo del cinema, della storia, delle favole e della musica.
Una mostra da non perdere, con la visita guidata di Antonio Laviano, per scoprire come nel corso di piu' di cinquant'anni, una semplice bambola si è evoluta fino a diventare vera e propria icona globale: Barbie, Pop Icon.









foto 1: Barbie The first '59, Barbie Tnt '67, Barbie Malibu '71;
foto 2: outfit "Commuter set" '59;
foto 3: "Live Action Barbie" '73;
foto 4: "Barbie Superstar" '76;
foto 5: Barbie Rockstar "86;
foto 7: alcune Barbie anni '80;
foto 8: Barbie con outfit creati da stilisti (anni '90-2015);
foto 9: Antonio Laviano con i collezionisti Antonio Russo e Mario Paglino.
Foto da collezione privata.

mercoledì 3 dicembre 2014

CONVERSAZIONE con ELIO FIORUCCI

CONVERSAZIONE SULL’ARTE

Elio FIORUCCI

E’ con grande piacere che dedico questo post ad Elio Fiorucci, che ho avuto modo di conoscere il 13 aprile 2014, in occasione della Settimana del Design a Milano.

Già da tempo, in realtà, era mio desiderio incontrarlo per scambiare due chiacchiere sul periodo di cui è stato uno dei massimi protagonisti della moda e del design (1967 – ’87), innovatore del costume giovanile e del modo di vivere, grazie ad un fiuto per le tendenze giovani e per la capacità di riunire talenti sotto il marchio Fiorucci.

Al termine della conferenza tenuta in Università  Statale dall’Architetto Andrea Branzi  (che a fine anni ‘70 assieme ad Ettore Sottsass si occupò degli arredi dei negozi Fiorucci), ho colto l’occasione per cominciare a fare le “due chiacchiere”, proseguite dopo la conferenza tenuta dallo stesso Fiorucci, e concluse nel suo studio.

Elio Fiorucci ha imposto il proprio nome aprendo un negozio di abiti vintage in Galleria Passarella a Milano alla fine degli anni ’60. Uno dei primi ad intuire le nuove tendenze provenienti da Londra, che ha importato in Italia, segnando una rivoluzione nel modo di vestire, grazie anche all’uso di materiali allora inconsueti nel contesto della moda italiana per giovani. 
Il primo negozio viene progettato dall’architetto Amalia Del Ponte. E grazie anche ad un uso spregiudicato e anticonvenzionale  dell’immagine sessualmente ammiccante, ha altresì anticipato le tendenze della comunicazione pubblicitaria per colpire il futuro giovane acquirente all’acquisto di un capo o oggetto Fiorucci attraverso la seduzione di un corpo femminile sexy e provocante, esibito  ma mai volgare.
L'architetto Italo Lupi crea il marchio degli angioletti vittoriani, immagine con la quale ancora oggi è identificato il marchio Fiorucci.
Gli anni ’70 vedono un aumento vertiginoso delle vendite grazie alle strategie commerciali di immagine e alla proposta di capi in linea con il gusto giovanile, con l’uso di gomma e plastica colorata, materiali pop per eccellenza, utilizzati per scarpe, borse, vestiti, quando l’uso  di questi materiali era ancora guardato con diffidenza dalla moda ‘ufficiale’.  Viene aperto un altro negozio in via Torino, e nella seconda metà degli anni '70 altri negozi a New York, Amsterdam, Londra, Los Angeles.
Il negozio di New York in particolare, viene scelto da Andy Warhol per il lancio della rivista INTERVIEW.
Il negozio Fiorucci diventa il luogo dove gente comune, personalità  e potenziali artisti in cerca della propria strada a New  York, vanno a fare acquisti.
Fiorucci studia un tipo di jeans che possa aderire bene alle curve del corpo femminile, che diventa un must per tutte le ragazze e le donne che vogliono sentirsi sexy ma anche comode, grazie alla fibra elastica che non stringe ma  asseconda le curve anatomiche. Il jeans Fiorucci diventa un indumento cult per le serate alla discoteca Studio 54 di New York, ove Elio festeggia anche i suoi dieci anni di carriera e inaugura l’apertura del locale con un grande party (presenze fisse sono  Bianca Jagger, Andy Warhol, lo stilista Halston,  Truman Capote e tutto il popolo metropolitano cool della disco music).
Per arredare i negozi chiama gli architetti Ettore Sottsass e Andrea Branzi, i quali si fanno portatori di un linguaggio postmoderno negli arredi, caratterizzati da forme pulite e colorate, in linea  con lo spirito  degli abiti e oggetti Fiorucci, mentre la direzione artistica all’interno del negozio newyorkese viene assegnata  ad una giovane creativa franco-canadese di nome Maripol.
Elio Fiorucci, e i suoi negozi, sono quindi sinonimo di costume giovane, nella moda e nell’arte a tutto tondo.
L’architetto  Alessandro Mendini  progetta una performance nel negozio Fiorucci di Milano, con l’abito ‘Restivo’  ove abito–arredo e ambiente dialogano in un connubio avanguardistico;  il mimo KLOUS NOMI tiene le sue performance nel negozio di New York, e nel frattempo l’era della Disco Music ha lasciato il posto all’ondata new wave nella musica e nella moda.  

Gli anni '80 si caratterizzano per l' essere il decennio dell’immagine, del look, e tanti artisti scelgono capi Fiorucci per abbinarli ad altri, in modo da creare un mix intrigante che lasci il segno.  
Una giovane Louise Veronica Ciccone (Madonna) veste abiti  dai colori fluo Fiorucci, e grazie alla consulenza  e alla creatività della stylist Maripol, lancia un look che non verrà mai piu’ dimenticato;
Keith Haring è chiamato da Elio Fiorucci per una
performance di decorazione di una giornata al negozio in piazza San Babila a Milano nel ’85. Elio Fiorucci produce il lungometraggio che ha come protagonista il giovane artista Basquiat a New York, intitolato Down Town ’81, e così via, in una inestricabile contaminazione tra moda, musica e arte grazie al carisma di Elio, capace di attirare a sé le giovani energie  creative dell’epoca (anche Gianfranco Ferre’, agli inizi della carriera di stilista, aveva  disegnato  t-shirts per Fiorucci).
Elio Fiorucci, la linea dei suoi capi e oggetti, insomma, rientrano a pieno titolo in ciò che e’il Postmodernismo, stile architettonico che diventa vero e proprio movimento, al quale appartengono tutti quei fenomeni  artistici del periodo compreso tra la seconda metà degli anni '70 e i primi anni ’90, caratterizzati da un mix di cultura pop, rielaborazione di elementi classici e decò, colori decisi, ironia, immagine che attira l’attenzione e pose divistiche. 
Come tutti i fenomeni hanno un loro inizio e un loro termine, anche i negozi  Fiorucci negli anni ‘90 cambiano gestione: il marchio è ceduto dal suo inventore alla Edwin International, che tuttora lo gestisce.
Ma per tutti noi, il nome Fiorucci nella moda e nel costume (nonostante il cambio di gestione) è, e rimane, Elio Fiorucci: un imprenditore-designer-scopritore di talenti, un grande saggio che continua ancora oggi, a quasi cinquant'anni dall'apertura del primo negozio e del relativo storico marchio, a stupire per la sua creatività, sensibilità e capacità di re-inventarsi con nuove linee di abbigliamento femminile come Love Terapy, Baby Angel, e accessori a queste collegate, segno del suo nuovo corso.
A questa icona postmoderna, a questo inossidabile galantuomo, manifesto tutta la mia stima con un’affettuosa e originale t-shirt, omaggio alla sua persona, alla sua storia, e a tutto il periodo di cui è stato protagonista e che ha contribuito a creare.

 Laviano Love Fiorucci



Foto: materiale da collezioni private e fonte internet;
T-shirt: A. Laviano